Inizia il confronto politico sul Disegno di legge di riforma universitaria

Cari

iniziano “per fortuna” le prime critiche sistematiche al disegno di leggedi riforma universitaria.

Qui è possibile scaricare un documento elaborato dall’Associazione Tutelare i Lavori – composta da giuslavoristi del PD –  con la collaborazione di giovani ricercatori TD. Il testo confronta il disegno attuale con la proposta PD elaborata da Luciano Modica.

Documento di critica e confronto fra ddl Gelmini e proposta Modica

A breve si attende un documento di analisi elaborato dalla direzione della FLC CGIL.

Questo invece è l’appello per un’assemblea nazionale di analisi e critica del testo del ddl  lanciata per il 20 Novembre alla Sapienza dai precari della ricerca ma aperta anche agli strutturati di “buona volontà”.

Appello per un’assemblea nazionale a Roma a “La Sapienza” venerdì 20 Novembre

Il Disegno di legge per la riforma dell’Università, da poco approvato in Consiglio dei ministri (28.10), ci impone di riprendere la parola. E’ passato un anno, infatti, da quel movimento straordinario che ha congelato ogni ipotesi di riforma organica dell’università, invadendo le piazze di tutta Italia. Un movimento, quello dell’Onda, che ha saputo reinventare il conflitto in un Paese trafitto dalle destre e privo di opposizione. Un movimento che, partito nelle università, è dilagato nelle scuole e ha coinvolto anche noi, precari della ricerca, già protagonisti delle lotte contro il Ddl Moratti nell’autunno del 2005.

La forza dell’Onda ha in buona parte fermato l’iniziativa governativa (ricordiamo che al seguito dell’approvazione del Dl 137 sulla scuola – 29 ottobre del 2008, la Gelmini aveva promesso un decreto legge anche per l’università), ma non è riuscito ad ottenere l’annullamento dei tagli finanziari alla formazione, massicciamente introdotti dalla Legge 133 (8 miliardi di euro in meno per la scuola, 1.5 miliardi di euro per l’università). Oggi, nel pieno di un autunno sempre più carico di disoccupazione e di precarietà, indubbiamente ancora debole sul piano del conflitto, il governo ha ripreso l’offensiva.

Il Ddl colpisce a morte l’università pubblica, riorganizzandola a partire dall’insistenza dei tagli. Se la parte relativa alla governance prefigura università snelle (per numero di facoltà), prive di democrazia (riduzione e svuotamento delle competenze degli organi collegiali) e aziendalizzate (apertura ai privati del Consiglio di amministrazione), la seconda, quella che delega il governo al riordino del diritto allo studio secondo la retorica del merito, introduce il prestito d’onore per gli studenti, imponendo la formula del debito individuale in sostituzione ai diritti comuni.

Ma è la terza parte quella che ci riguarda di più. In primo luogo viene abolita la terza fascia di docenza, quella dei ricercatori a tempo indeterminato. Solo contratti a termine per chi fa ricerca; poi, dopo sei anni e un’abilitazione, tutti a sgomitare per i pochi posti da professore associato, in concorsi locali e notoriamente “meritocratici” ma in realtà profondamente opachi, i cui criteri restano sostanzialmente invariati rispetto a quelli attuali. In generale, questo DDL cambia tutto per non cambiare nulla. Per un verso nessuna delle proposte elaborate in questi anni dai precari viene assunta, e resta la giungla di contratti precari che caratterizzano l’università attuale (gli assegni di ricerca, le borse di studio, i contratti di docenza e altro), con la ratificazione dei contratti di docenza GRATUITI. Per un altro verso si riduce lo spazio per la ricerca e si consolida la tendenza alla liceizzazione dell’università pubblica, in cui il compito prevalente delle figure “stabili” sarà la didattica. La riforma promette solo tagli e non è previsto alcun incremento di fondi: non si capisce quindi con quali soldi si potranno assumere i ricercatori a tempo determinato, il cui costo è superiore a quello degli attuali associati. Il tetto alla spesa per il personale confermato nel disegno di legge e i tagli pesantissimi della legge 133 che già oggi stanno producendo migliaia di licenziamenti non faranno che aggravarsi. Le campagne stampa che parlano di abolizione del precariato sono chiaramente demagogiche: questa riforma il precariato della ricerca lo moltiplica all’infinito.

E’ chiaro dunque che se questo DDL venisse approvato dalle Camere si definirebbe un punto di non ritorno, meglio, la dismissione dell’università pubblica che abbiamo conosciuto fino ad adesso. Un’università, intendiamoci bene, che non ci siamo mai sognati di difendere e che abbiamo con forza e passione criticato, a partire dal nostro ruolo. Oggi è necessario, però, riprendere la critica dei tagli e del DDL che ne è diretta espressione. Pretendere di finanziare questa riforma con i soldi dello scudo fiscale è insensato. Non si può vincolare l’università italiana alle trovate della finanza creativa del ministro dell’economia Tremonti. Resta il fatto che in Italia si spende meno dell’1% del PIL in ricerca, e questa riforma non prevede alcun incremento. Per questo riteniamo giunto il momento di riprendere parola, per confrontare analisi e proposte, ma anche e soprattutto per ridefinire una piattaforma e un’agenda di lotte condivise. Un’agenda che non si limiti ad assumere la partecipazione alle scadenze sindacali già in cantiere, ma che piuttosto faccia delle stesse occasioni per rilanciare un movimento e una campagna politica molto più ampia e a lungo termine, che riguardi l’università e la ricerca, ma che si leghi anche alle lotte degli studenti e della scuola e che cominci a immaginare e a pretendere un nuovo Welfare.

A partire da queste premesse e convinti che le nostre parole rispondano ad un’esigenza diffusa, convochiamo per venerdì 20 novembre, alle ore 10 presso Sapienza un’assemblea nazionale con il seguente odg:

  1. Analisi del Ddl.
  2. Piattaforma delle rivendicazioni.
  3. Agenda delle mobilitazioni nazionali e territoriali.

E’ infine fondamentale coinvolgere nella partecipazione e nel dibattito gli studenti e tutte le componenti dell’università, della ricerca e della scuola, colpite allo stesso modo dalla politica del governo.

Laboratori Precari – Roma

Coordinamento nazionale precari dell’università – FLC CGIL

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6 Responses to Inizia il confronto politico sul Disegno di legge di riforma universitaria

  1. Federico Scarpa ha detto:

    non è vero che il DDL cambia tutto per non cambiare nulla. Infatti non è vero che:
    “dopo sei anni e un’abilitazione, tutti a sgomitare per i pochi posti da professore associato, in concorsi locali e notoriamente “meritocratici” ma in realtà profondamente opachi.”
    E’ molto peggio. Fino all’80 % degli scorrimenti per copertura di posti di prof. associato è sottratto alle
    pur “opache” selezioni pubbliche e sostituita da
    chiamata DIRETTA RISERVATA ai ricercatori 3+3
    (o meglio riservata agli amici). Art.9 comma 3a.

    Vorrei far inoltre presente che l’Art.12 comma 9 istituisce un binario preferenziale (per gli amici)
    per cui si può diventare ricercatori 3+3 saltando anche qui le procedure di selezione pubblica
    Non è necessario neppure avere il dottorato in quanto risulta equiparato alla laurea magistrale (art.12 comma 2)

    In questo modo la carriera di un laureato è completamente sottratta (volendo)
    alla competizione, alla faccia della riforma meritocratica. Una cosa vergognosa per un paese civile.

    Per gli altri invece resta l’assegno di ricerca rinnovabile 10 ANNI.
    ovvero per i comuni mortali
    dottorato+ assegno + ricercatore a tempo determinato= 20 anni.

    Alla faccia dell’abolizione del precariato.

    • renatofoschi ha detto:

      Inoltre c’è anche una strada preferenziale per le università private che gli permette di derogare le modalità di reclutamento che valgono per le università pubbliche.

      Questo è deprimente perché se il titolo conferito dalle università pubbliche e private è identico …le modalità di reclutamento e l’organizzazione della docenza dovrebbe essere …identica.

      E’ un pessimo ddl e i laici che dicono ….nulla se non approvarlo dalle colonne dei maggiori quotidiani.

      Ma lo hanno letto…riescono a mettere in luce tutti i rilievi di incostituzionalità e ingiustizia presenti in questo ddl.

    • renatofoschi ha detto:

      Questa dovrebbe essere l’ultima versione del ddl (quella approvata) mi pare identica nei punti in discussione

      https://renatofoschi.files.wordpress.com/2009/10/versione-definitiva-ddl-approvato.pdf

  2. guglielmo ha detto:

    il testo dice fino all’80%, non almeno l’80%. ergo potrebbe essere anche lo 0%, dipenderà dalla volontà degli atenei

  3. Lara ha detto:

    La proposta del PD mi sembra molto interesante. Perché non convergere su quella?

  4. annalisa ha detto:

    Vorrei segnalare un’impreciosione nel documento Modica.

    Allo stato attuale (“Come funziona oggi”) non e’ richiesta la laurea ne’ titoli inferiori per partecipare ai concorsi da ricercatore e da associato.

    I bandi recitano
    “La partecipazione alle valutazioni comparative di cui all’art. 1 è libera, senza limitazioni in relazione alla cittadinanza e al titolo di studio posseduto dai candidati.”

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